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Morta a quindici anni per una sfida social: ennesimo dramma da Tik Tok. Anonymous parla di operazione di sorveglianza di massa


lunedì 14 settembre 2020
Avv. Gianni Dell’Aiuto





Non sono evidentemente bastate due morti e i danni riportati da altri ragazzi per la sfida chiamata Skull Breaker in cui tre amici saltano insieme ma, all’improvviso, i due di lato gambettano o scalciano violentemente la vittima al centro, che perde l’equilibrio e cade di schiena o, peggio, di testa. La stupidità in rete ha superato, infatti, ulteriori confini. Chi ne ha fatto le spese è una ragazza statunitense di quindici anni, che ha accettato su Tik Tok la sfida del Benadryl, un farmaco da banco che serve per trattare allergie e che, in questa ennesima follia social, viene assunto dai giovani fino a raggiungere "lo sballo". Quanti delle potenziali vittime di questa sfida avranno letto le istruzioni e gli effetti collaterali del farmaco?

Quest’ultimo episodio, come altri precedenti, è l’ennesima dimostrazione di come la rete crei situazioni di pericolo estremo nelle quali le vittime sono soggetti facili da accalappiare e sedurre, chiamate a sfide che sembrano essere cariche di adrenalina ma che possono avere risvolti tragici dei quali gli utenti non sono (o non sembrano) affatto consapevoli. Le Challenge, o Sfide Social, sono uno dei problemi del momento e nascono con catene di post e messaggi nei quali si viene nominati o chiamati a partecipare da altri attraverso un tag. Lo scopo, solitamente, è di postare un video o un’immagine per poi invitare gli amici a provare lo stesso "brivido". Circolano video di giovani che si sfidano non solo a chi balla meglio, ma anche a bere bottiglie di birra in un unico sorso e altro ancora. Quale è l’effetto che possono avere su persone in una fascia di età in cui emulare e fare meglio degli altri, per postare in rete e avere like è un vero e proprio must?

Forse fa meno terrore la Charlie Challenge, una sorta di seduta spiritica 2.0 che si ispira ad un gioco di origine messicana e consiste nell’evocare l’aldilà, più precisamente lo spirito di tale Charlie, al quale porre domande, riprendendo rigorosamente tutto per ovviamente postare il video su internet. Ciò che sfugge a molti dei giovanissimi partecipanti, oltre alla pericolosità di alcune di queste sfide, è che i video resteranno nella rete semplicemente per sempre. Ma dubitiamo che un quindicenne o un dodicenne di oggi si possano preoccupare adesso se quel video tra dieci anni dovesse tornare alla luce ed essere visto da un potenziale datore di lavoro. Forse dovrebbero essere i genitori a leggere meglio la privacy policy di TikTok che, oltre a fare incetta di dati personali, comportamentali, di navigazione e quant’altro, dichiara candidamente che tutti questi dati saranno condivisi con i suoi fornitori di servizi e partner commerciali, nonché conservati fino a quando sussisterà un loro interesse commerciale. Praticamente per sempre. Ma temiamo che anche molti genitori potrebbero aprirsi un canale social e avere like e inviti a programmi trash o sagre paesane, come ha fatto una signora al grido di “non ce n’è coviddi.”

Il problema è così grave che ormai in molti vorrebbero prendere provvedimenti per le modalità con cui il colosso cinese usa i dati degli utenti che, purtroppo, sono spesso quelli di minorenni che vi accedono senza controllo alcuno. Tik Tok si rivolge ad una fascia di utenti che avrebbe bisogno di controllo ed educazione alla navigazione in rete, soggetti particolarmente deboli che, senza alcuna nozione della protezione della privacy e dei dati, cedono informazioni personali senza averne alcuna consapevolezza. 

TikTok non è affatto nuovo alle polemiche
Tik Tok ha già scatenato non poche polemiche e il Presidente deli Stati Uniti Trump sostiene che il social attenterebbe alla sicurezza nazionale: al di là delle valutazioni che si possono fare sul Tycoon, su questo ha ragione. Immaginiamo che cosa potrà accadere quando gli attuali utenti di Tik Tok, non solo negli Stati Uniti, raggiungeranno la maggiore età e potranno avere la tessera elettorale: i detentori dei loro dati ben potrebbero creare milioni di falsi profili, su qualsiasi piattaforma, e influenzare elezioni, mercati, operazioni di borsa o ciò che vorranno fare.

In ogni caso la morte della quindicenne americana è un nuovo grido di allarme su una app al centro delle polemiche che in India è stata accusata di istigare la pornografia ed è stata bandita; che in Inghilterra è stata apertamente accusata di essere veicolo di pedopornografia. Gli hacker etici di Anonymous hanno invece twittato il seguente messaggio che, data la provenienza è decisamente attendibile: «Cancellate TikTok in questo stesso momento e se conoscete qualcuno che lo usa, spiegategli che non è nient’altro che un malware nelle mani del governo cinese, intento in una colossale operazione di sorveglianza di massa.” Sembra non ci sia molto altro da aggiungere. 




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