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Medicina digitale e protezione dei dati; tra consenso e protezione del dato


venerdì 31 gennaio 2020
Avv. Gianni Dell’Aiuto





E’ un dato di fatto incontestabile ed il trend è in netto aumento. La sanità digitale è in crescita: il numero degli utenti che prenota online visite, esami e consulta documenti clinici e le ricette dematerializzate in rete, è sempre più alto. Si tratta probabilmente di una buona notizia in termini di costi e forse anche qualità del servizio; potremmo quindi avere minori tempi di attesa e visite on line con diagnosi immediate.

Sembra sia in crescita anche il numero di medici di famiglia che usano WhatsApp per comunicare con i pazienti: sembra che la percentuale sia del cinquanta per cento. E’ ormai possibile uno scambio veloce di dati, immagini e informazioni, che permettono di evitare una visita. E sempre più comuni sono anche le email e gli sms. Tenuto conto dei costanti sviluppi della tecnologia, è facile ipotizzare che, presto, anche un’analisi del sangue potrà essere effettuata da casa in tempi reali. E’ davvero impossibile ipotizzare che da un piccolo buco su un dito si possa ottenere sangue che, versato su un vetrino predisposto, permetta al medico o al tecnico di laboratorio di svolgere un test da postazione remota in tempo reale? In ambito dentistico è possibile inviare impronte digitali in 3D al laboratorio che potrà poi predisporre protesi, capsule, apparecchi ortodontici. La telemedicina è ormai realtà.

Tutto ciò deve peraltro svolgersi tenendo presente che stiamo parlando sempre e comunque di dati sensibili, vale a dire una tipologia di informazioni che sono per loro stessa natura sensibili e, come tali, oggetto di particolari cautele sia nella fase di raccolta del consenso sia in quella della protezione e comunicazione, che costituiscono forme di trattamento.

Sul punto, è importante segnalare come il Garante abbia puntualizzato che il professionista sanitario, soggetto al segreto professionale, non deve richiedere il consenso del paziente per i trattamenti necessari alla prestazione sanitaria, indipendentemente dalla circostanza che operi in qualità di libero professionista o di dipendente ovvero che operi all’interno di una struttura sanitaria pubblica o privata. Già questo è un importante punto di partenza ma, come intuibile, i problemi maggiori derivano dalle modalità di trattamento e trasmissione. Infatti la riservatezza che protegge il dato medico, ben può venir meno quando lo stesso venga comunicato con modalità non protette o con il concreto rischio che finisca in mani sbagliate. Invero, a fronte di informative redatte senza alcun difetto, l’errore umano nella trascrizione di un numero di telefono o di una mail, è qualcosa con cui si deve sempre fare i conti.

Inoltre, nei non infrequenti casi di genitori separati, o comunque non coniugati, si aprono delicate questioni sulla legittimazione alla prestazione del consenso fin dal momento della richiesta di un’analisi non di routine o invasiva. Altro capitolo, decisamente rilevante, l’ipotesi non infrequente che si possano delegare al ritiro o alla consegna dei referti nonni o nonne. Come regolarsi in tali ipotesi da parte delle strutture? Ecco quindi che già dal momento della predisposizione delle informative e dei moduli, tutte le possibili ipotesi vengano contemplate.

In ogni caso il vero punto dolente è quello della protezione del dato. Le notizie non solo di hackeraggi e furti di dati medici, che sembrerebbero essere aumentati negli ultimi periodi quasi del cento per cento, oltre alle costanti notizie di milioni di file non protetti scoperti in rete, non lasciano ben sperare. E’ un fatto ormai notorio che i dati medici sono tra quelli più appetibili nel dark web dove vengono venduti per scopi commerciali o di profilazione. E se a ciò aggiungiamo la scarsa propensione dell’utenza a proteggere se stessa, la situazione appare allarmante. Spesso anche un semplice acquisto on line è rivelatore di importanti informazioni sanitarie.

Si presenta quindi un quadro non proprio semplice da affrontare e la necessità di validi esperti che affianchino le strutture ed i medici stessi in questo massiccio uso del web per comunicare dati sensibili. 




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