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mercoledì 4 marzo 2026
Rubrica giornaliera Pillole di Privacy. Risponde Alessandro Papini

Le principali criticità nella protezione dei dati negli oggetti connessi, o IoT, riguardano diversi fattori. Primo, la sicurezza dei dispositivi: molti di questi oggetti sono dotati di misure di sicurezza limitate o assenti, rendendoli vulnerabili ad attacchi informatici. Secondo, ci sono questioni legate alla gestione dei dati: gli oggetti IoT generano enormi volumi di dati, spesso personali, senza che vi sia una chiara politica di raccolta e trattamento. Infine, la comunicazione invisibile che avviene tra i dispositivi e le piattaforme di cloud computing rappresenta un ulteriore rischio, poiché i dati possono essere intercettati senza le dovute protezioni.
Per garantire la sicurezza dei dati nell'IoT, è fondamentale implementare misure di cybersecurity fin dalla fase di progettazione. Questa pratica, nota come Security by Design, prevede l'integrazione di protocolli di sicurezza e la cifratura delle informazioni. Inoltre, è cruciale effettuare regolari audit di sicurezza e aggiornamenti software per prevenire vulnerabilità. Formare gli utenti sull'importanza delle configurazioni di privacy e sull'utilizzo delle impostazioni di sicurezza è un altro aspetto fondamentale per proteggere i dati.
Il GDPR offre un framework normativo importante per la protezione dei dati nell'IoT. In particolare, gli articoli 5 (principi di trattamento dei dati), 32 (sicurezza del trattamento) e 25 (protezione dei dati fin dalla progettazione e per impostazione predefinita) sono cruciali. L'articolo 5 stabilisce il principio di minimizzazione dei dati, che implica che debbano essere trattati solo i dati necessari agli scopi per cui sono raccolti. Inoltre, l'articolo 32 richiede misure tecniche e organizzative adeguate per garantire un livello di sicurezza appropriato ai rischi, mentre l'articolo 25 promuove un approccio proattivo nella progettazione dei sistemi IoT.
martedì 3 marzo 2026
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