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Il rischio di fornire dati nella App Economy


martedì 22 gennaio 2019
Avv. Gianni Dell'Aiuto





È intervenuto anche il Garante della Privacy, Renato Soro, per dire la sua sulla “App Economy,” e il rischio di fornire a terzi, più o meno inconsapevolmente, dati riservati in nostro possesso.

La “App Economy” è quel nuovo settore emergente e in costante, quotidiano sviluppo relativo alle applicazioni per apparati mobili. Inutile negarlo o girarci intorno: Internet e la possibilità di essere on line 24 ore al giorno hanno stravolto non solo il nostro modo di vita, ma anche il modo di fare business. Una semplice considerazione: tra le aziende ai vertici dell’economia ( e dell'importanza) mondiale, accanto alle grandi multinazionali ( quelle petrolifere, le banche e altre storiche) troviamo Google, Facebook, Microsoft, Amazon, Apple, Alibaba. Chiediamoci quando sono nate. La più “vecchia” è Microsoft del 1975, ma, a buona ragione, è stata quella che ha trainato tutte le altre. Il mercato delle app è diventato, per queste, come per molte altre, uno dei veicoli più importanti per il loro sviluppo. Quanto queste aziende possano essere presenti nel nostro quotidiano è a dir poco evidente e, il modo in cui hanno stravolto le nostre abitudini, è quello di averci portato a non poter fare a meno dei nostri terminali con cui possiamo fare semplicemente tutto tramite app che scarichiamo con un semplice tocco delle dita e, probabilmente, in un non lontano domani, solo guardando il nostro cellulare.

Impossibile quindi non parlare di “App Economy” per riferirci ad un settore che impiega in Europa circa un milione e ottocentomila persone e fa riferimento a tutte le attività economiche connesse o comunque derivanti dalle app. L’economia delle app comprende non solo la vendita e le entrate pubblicitarie che derivano da quelle gratuite, ma anche i dispositivi hardware su cui funzionano. Dispositivi in costante aggiornamento: il primo iPhone ha compiuto “solo” undici anni e le app di oggi non vi troverebbero funzionalità: il quadro sembra chiaro. Dalla app per pagare il parcheggio o per acquisti, la messaggistica, il download di foto e libri fino allo streaming, diventa impossibile fare elenchi delle app disponibili sul mercato e rendersi conto delle infinite potenzialità che possono essere installate nei nostri smartphone e tablet sui quali, in tutto il mondo, transita una quota incalcolabile e sempre più in aumento di scambi e transazioni commerciali. I siti web che tradizionalmente avevano la maggior parte delle loro entrate tramite il mercato online, si sono dovuti adattare al nuovo sistema e, a breve, i siti non compatibili o friendly con il sistema usato per le app, non potranno più essere supportati sui terminali portatili, con le ovvie conseguenze che chiunque abbia un sito dovrà adattarsi al nuovo sistema. 

Perchè moltissime app sono gratuite?
La maggior parte di queste app è gratuita, ma solo all’apparenza. Il corrispettivo che viene chiesto è costituito, semplicemente, dai dati personali. E con questi dati ben possono essere costruiti profili di consumatori per indirizzare l’attività di marketing. Allo stesso modo i dati vengono utilizzati per ottenere l’intestazione dei numeri digitati o da cui si riceve una chiamata e non memorizzati dall’utente. Inoltre, i fornitori di queste applicazioni di solito non sono stabiliti in Europa. Tutto ciò pone criticità sul consenso all’utilizzo dei dati e, più esattamente, se si possa parlare di un consenso pienamente formato: vale a dire se l'utente abbia la consapevolezza dell'uso che verrà fatto dei dati conferiti, in particolare quelli contenuti nella propria rubrica. È pur vero che spesso si parla di privati e quindi soggetti che non devono adeguarsi al GDPR, ma il problema sussiste, perché corriamo il rischio di fornire questi dati a chi ne farà un uso commerciale non autorizzato. 

Gli utenti devono essere consapevoli di come la cessione di informazioni relative ad altre persone, in assenza del loro consenso, costituisca un illecito sanzionato anche gravemente. E, per quanto concerne la cessione dei propri dati, in cambio delle piccole o grandi utilità fornite dalle app, devono essere consapevoli dei rischi (in termini di furti di identità, accessi abusivi, ecc.) propri di un simile sistema commerciale, che si alimenta della monetizzazione di quei preziosi frammenti di libertà che sono le informazioni personali.




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