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Corte di Giustizia Europea: le esigenze di sicurezza non legittimano una conservazione senza limite dei dati


giovedì 15 ottobre 2020
di s-mart.biz





La scorsa settimana, con ben due diverse sentenze, la Corte di Giustiza Europea ha ribadito come la sicurezza nazionale non legittimi la conservazione indiscriminata dei dati di traffico da parte delle aziende di telecomunicazione e delle aziende tecnologiche che operano nello stesso settore. Insomma, per la Corte Europea, le leggi in merito del Regno Unito, del Belgio e della Francia non sono conformi alla direttiva ePrivacy. C'è un'unica possibilità di eccezione, ovvero il caso in cui il diritto alla sicurezza sia gravemente a rischio: in quel caso e solo in quel caso sarà possibile ricorrere a misure più invasive e prolungare la conservazione dei dati. Rappresentando però una interferenza nei diritti fondamentali, la scelta di ricorrere alla conservazione senza limiti o comunque prolungata rispetto ai limiti di legge, deve essere necessariamente accompagnata da garanzie valide ed essere valutata da un tribunale competente oppure da un'Authority amministrativa indipendente. 

In questi casi eccezionali quindi uno stato membro può effettuare una conservazione indiscriminata e generale di:

  • indirizzi IP, purchè il periodo di conservazione si limiti a quanto strettamente necessario;
  • dati relativi all'identità degli utenti dei mezzi di comunicazione elettronica: in questo caso la conservazione può non essere soggetta ad un termine specifico. 

Sul tema il Garante italiano ha commentato che
"Si tratta di un principio di assoluta rilevanza, sotto il profilo democratico, nel rapporto tra libertà e sicurezza già delineato nella sentenza Schrems del luglio scorso, per evitare che una dilatazione (nell’ordinamento statunitense particolarmente marcata) della nozione di sicurezza nazionale finisca di fatto per eludere l’effettività della tutela di un fondamentale diritto di libertà, quale appunto quello alla protezione dei dati” . “La proporzionalità resta, dunque, la chiave per affrontare l’emergenza, in ogni campo, secondo lo Stato di diritto” ha concluso.

La sentenza era necessaria e ha portato chiarezza e armonizzazione tra il diritto UE e il diritto nazionale, laddove è comunque molto diffusa la pratica di effettuare la trasmissione e la conservazione indiscriminata dei dati di traffico e di localizzazione a fini di contrasto del crimine o per la salvaguardia della sicurezza nazionale. La Corte di Giusitizia ha ritenuto necessario ribadire che il tempo di conservazione deve essere sempre limitato ed ha ridotto a deroghe, ad eccezioni, la consevazione senza limite a finialità di sicurezza e anticrimine.

Come funziona in Italia
In Italia i dati di traffico telefonico e telematico possono essere conservati fino a 72 mesi, ovvero 6 anni, per finalità di accertamento e repressione dei reati, come previsto dalla legge 167 del 20 Novembre del 2017. Periodo di conservazione che deroga a quando previsto dal GDPR: il Garante italiano ha già manifestato il proprio dissenso, ritenendo eccessivo questo periodo di conservazione, incassando anche l'assenso del Garante Europeo. La sentenza europea quindi potrebbe comportare un intervento normativo che rivaluti e limiti il periodo di conservazione di questi dati di traffico in Italia.

Qui il Comunicato Stampa della Corte di Giustizia Europea sulle due sentenze

 




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