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La privacy nella didattica a distanza


mercoledì 6 maggio 2020
di Dott. Alessandro Mammoli





La scuola deve chiedere nuovi consensi?
Il Garante della Privacy ha confermato che le scuole non devono né chiedere ulteriori consensi alle famiglie per svolgere la didattica a distanza, né predisporre la valutazione di impatto sulla protezione dei dati in loro possesso.  Tale analisi sarebbe stata un’attività onerosa e impegnativa, perché le scuole gestiscono i dati personali di migliaia di studenti. Il motivo per cui non devono chiedere nuovi consensi alle famiglie degli studenti, risiede nel fatto che le scuole sono a tutti gli effetti amministrazioni pubbliche e non società private. Le informative, inoltre, sono già state consegnate all’atto dell’iscrizione, e ogni genitore ha firmato di averle ricevute.

Come si tutela la privacy nelle lezioni a distanza?
E’ indispensabile che le scuole si avvalgano dei registri elettronici, che sono lo strumento ufficiale per svolgere tutte le attività della scuola, compresa quindi la didattica a distanza. In alcuni registri elettronici sono presenti anche funzioni di invio e restituzione di compiti, condivisione dei materiali, forum d’aula, chat di classe o one-to-one. Molti registri sono inoltre dotati di funzionalità per live streaming e live meeting. Queste ultime due funzioni però troppo spesso vengono svolte dai docenti avvalendosi di piattaforme al di fuori del registro elettronico ufficiale della scuola, che quindi non hanno l’ufficialità del registro stesso, con il grande rischio di possibili data breach e quindi violazioni della privacy dei dati personali degli studenti. Per queste ragioni, per realizzare esperienze di didattica online nel pieno rispetto della privacy, è sempre indispensabile adottare soltanto le applicazioni specificatamente dedicate allo scopo formativo, che offrono tutte le funzioni necessarie per la didattica a distanza (es. controllo della classe, distribuzione di attività, compiti e risorse, valutazione, ecc…) ma sempre nel pieno rispetto del GDPR.




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