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venerdì 3 luglio 2026
Rubrica giornaliera Pillole di Privacy. Risponde Alessandro Papini

Nell'era della digitalizzazione, l'invio di dati sanitari via email sta diventando una pratica comune, ma presenta numerose criticità legate alla protezione dei dati personali. La trasmissione di informazioni sensibili richiede l'adozione di protocolli di sicurezza rigorosi, come la cifratura delle email, per garantire che i dati non possano essere intercettati durante il transito. È fondamentale che il destinatario sia adeguatamente autorizzato e che venga sempre effettuata una valutazione del rischio, specialmente quando i dati contengono informazioni su malattie, trattamenti o diagnosi.
Per inviare dati sanitari via email, è essenziale seguire i principi di minimizzazione e limitazione della finalità stabiliti dal GDPR. È preferibile utilizzare forme di comunicazione alternative come portali sicuri o sistemi di messaggistica protetta, soprattutto in ambito medico e sanitario. Se l'email deve essere utilizzata, si deve garantire che il messaggio sia inviato a indirizzi certificati e che contenga solo i dati necessari per la finalità comunicativa specificata.
La trasmissione di dati sanitari via email deve rispettare le disposizioni dell’Articolo 9 del GDPR, che contempla il trattamento di categorie particolari di dati, e l’Articolo 32, che richiede l'adozione di misure di sicurezza adeguate. Inoltre, il Codice della Privacy Italiano (D.Lgs. 196/2003) allinea le normative nazionali a quelle europee, imponendo ulteriori obblighi, come la notifica di data breach, in caso di violazione dei dati. Non dimentichiamo che, in caso di trattamento illecito, possono scattare severe sanzioni sia ai danni del medico che dell'ente sanitario.
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giovedì 2 luglio 2026
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mercoledì 1 luglio 2026
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