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Ransomware e continuità operativa: il ruolo del DPO nel business continuity plan


giovedì 2 luglio 2026
di Alessandro Papini - Presidente AIP



Il panorama delle minacce informatiche è in continua evoluzione, e i ransomware rappresentano una delle sfide più insidiose. Le recenti statistiche evidenziano come un attacco ransomware possa paralizzare un’intera organizzazione, comportando perdite economiche significative e danni reputazionali irreparabili. In questo contesto, il Data Protection Officer (DPO) gioca un ruolo cruciale non solo nel garantire la conformità alle normative sulla protezione dei dati, ma anche nel garantire la continuità operativa.

Ransomware: un rischio concreto per la continuità operativa

Il ransomware non è solo un problema tecnologico, ma una questione di governance. Ogni DPO dovrebbe comprendere che la sicurezza dei dati è interconnessa con la resilienza operativa. Notizie recenti riportano che il 60% delle PMI che subiscono un attacco di questo tipo chiudono entro sei mesi. La domanda che ogni DPO deve porsi è: come stiamo integrando le misure di sicurezza con i piani di continuità operativa? Non è sufficiente avere un approccio retroattivo. La pianificazione deve essere proattiva e strategica, coinvolgendo tutti i livelli aziendali.

La consistenza nella gestione delle informazioni e la capacità di ripristinare i dati sono fondamenti per una solida strategia di business continuity. Questa responsabilità non è solo tecnica; è fondamentale che il DPO collabori con varie funzioni aziendali per sviluppare un piano che includa misure preventive e correttive.

Il DPO come facilitatore della cooperazione interfunzionale

Un errore comune è considerare il DPO come un semplice controllore di compliance, dimenticando il suo potenziale di facilitatore di un dialogo interfunzionale. Durante la pianificazione della continuità operativa, è essenziale che il DPO lavori a stretto contatto con il team IT, la gestione del rischio e le risorse umane.

In particolare, il DPO deve essere coinvolto nell’identificazione delle risorse critiche e nella valutazione dei rischi associati ai dati. Questa collaborazione non solo migliora la sicurezza, ma crea un ambiente di preparazione e resilienza. È solo attraverso una cultura della sicurezza condivisa che le organizzazioni possono realmente mitigare il rischio ransomware.

Inoltre, il DPO deve garantire che ci siano procedure adeguate per la gestione delle violazioni dei dati che seguano le linee guida del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). Oltre a ciò, la formazione del personale diventa un aspetto chiave. Investire nella consapevolezza dei dipendenti sulle minacce informatiche e sull'importanza della sicurezza dei dati è una misura vincente.

Il futuro della protezione dei dati: un approccio integrato

Con l'aumentare delle minacce ransomware, il ruolo del DPO non può più essere visto come isolato ma deve essere integrato in un paradigma più ampio di protezione e sicurezza. Un approccio olistico alla continuità operativa richiede che il DPO sia parte integrante del processo decisionale strategico.

Con la giusta prospettiva e funzionamento, la figura del DPO può trasformarsi da un semplice ruolo di gestione della compliance a un pilastro fondamentale della sicurezza operativa, contribuendo alla creazione di una cultura aziendale resiliente.

La connessione tra la protezione dei dati e la continuità operativa è più forte che mai. Il futuro appartiene alle organizzazioni che investono in questa sinergia, riconoscendo il valore strategico del DPO nella pianificazione e nell'implementazione di sistemi di protezione frazionati e integrati.


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