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La lavanderia e il verduraio sanno gestire il rischio. E tu?


lunedì 2 febbraio 2026
Di Avv. Gianni Dell'Aiuto



La scena si ripete ogni giorno, in forme diverse, in migliaia di attività in stagioni diverse. Il verduraio che scrive “Si vendono fave fresche”. La lavanderia che espone le regole sui resi, sui tempi di ritiro, sulla conservazione dei capi. Il bar che avvisa sui prezzi, sugli allergeni, sugli orari. Nessuno di loro pensa di “fare compliance”. Stanno solo facendo una cosa molto semplice: stanno governando la relazione con il cliente prima che nasca il problema. E infatti, guarda caso, sono quelli che litigano meno.

Poi ci sono le aziende “strutturate”, quelle che hanno il sito, il logo, i social, magari anche il modulo privacy. E lì iniziano le frasi che tutti noi sentiamo troppo spesso: “Perché ci hanno fatto causa?”, “Abbiamo il modulo GDPR sul sito, perché il Garante ci scrive?”, “Abbiamo fatto il contratto con l’AI, ma mancano metà delle clausole, come ne usciamo?”, “Ma chi pensava che sui social si trovassero clienti veri, mi faccio aiutare da mio figlio che è bravo su TikTok”.

Quando la compliance diventa solo un documento

Il punto non è la privacy. La privacy è solo una delle superfici su cui oggi si vede il problema. Il punto è che molti imprenditori hanno confuso la compliance con l’adempimento, e l’adempimento con il documento. Il verduraio non stampa policy, ma governa la sua attività. L’impresa, spesso, copia policy e smette di governare.
La verità è che la compliance non nasce per evitare le sanzioni. Nasce per evitare il caos. Nasce per sapere cosa stai facendo, come lo stai facendo, con chi lo stai facendo e cosa succede se qualcosa va storto. È esattamente quello che dice l’articolo 2086 del Codice civile: assetti adeguati, organizzativi, amministrativi, contabili. Non è roba da giuristi, è una norma da imprenditori veri.

Quando una lavanderia scrive le regole sui tempi di ritiro, non lo fa perché è più “brava” di un’azienda. Lo fa perché sa che prima o poi qualcuno arriverà in ritardo, contesterà, si lamenterà. E lei vuole essere pronta prima. Questo è governo. Questo è prevenzione. Questo è rischio gestito.

Oggi invece succede l’opposto. Si apre un sito senza pensare a cosa si comunica. Si usano i social senza sapere che ogni post è una promessa implicita. Si chiede all’AI di scrivere un contratto senza capire che un contratto non è un testo, è una mappa dei rischi. Si tratta il GDPR come un modulo da compilare e non come un sistema per capire dove sono le fragilità dell’organizzazione.

Il vero costo dell'esposizione imprenditoriale

Poi arriva il danno. E la domanda è sempre la stessa: “Ma come è possibile?”. È possibile perché nessuno ha governato prima. Gli avvocati sono bravissimi a inventarsi cause, è vero. Ma non è quello il vero problema. Il vero problema è che oggi esiste un ecosistema di consumatori “informati online” che vede in ogni appiglio una possibilità di monetizzazione: reclami, segnalazioni, recensioni. Non perché siano cattivi, ma perché il sistema glielo consente. Se tu non governi, qualcun altro governa al posto tuo.

La privacy, la cybersecurity, i contratti, la comunicazione, i social, l’uso dell’AI, la gestione dei fornitori, le condizioni generali di vendita, la gestione delle crisi: non sono compartimenti stagni. Sono tutti pezzi della stessa cosa. Una compliance totale, strutturata, non è un peso. È una forma di autodifesa imprenditoriale.

Compliance come autodifesa, non come burocrazia

Applicare l’articolo 2086 non significa diventare burocratizzati. Significa avere gli strumenti per affrontare la crisi quando arriva. Significa ridurre il rischio di fallimento, non solo quello di sanzione. Significa sapere chi decide, come decide, su quali informazioni decide.

Se non lo fai, non sei “libero”. Sei esposto. E oggi l’esposizione non è più un concetto astratto: è un reclamo, una PEC, una segnalazione, una causa, una recensione negativa che diventa virale. Ci vuole Cybermetrica, ma prima ancora ci vuole mentalità. Il verduraio lo fa senza saperlo. La lavanderia lo fa senza chiamarlo compliance. Loro governano il rischio. Molte imprese, invece, lo subiscono.

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La vera domanda non è “quanto mi costa la compliance?” La vera domanda è: “quanto mi costa non averla quando succede qualcosa?”.




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