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giovedì 22 gennaio 2026
di Avv. Gianni Dell’Aiuto

Nel dibattito pubblico si parla molto di dati personali, meno di dati strategici. Eppure, in un’azienda moderna, i due mondi convivono e spesso si sovrappongono.
I trade secrets sono l’altra metà dell’informazione, quella che non riguarda gli individui ma l’impresa. Sono l’insieme delle conoscenze, dei metodi, degli algoritmi, dei processi e delle logiche interne che danno valore al business. Senza di essi un’azienda può continuare a lavorare, ma perde la propria differenza. Per questo la tutela dei trade secrets è diventata una delle componenti centrali della governance dei dati.
La Cybermetrica nasce proprio per leggere e governare i dati in modo trasversale. Non distingue tra categorie giuridiche ma tra livelli di valore. I dati possono essere personali, sensibili, tecnici, operativi, predittivi, competitivi. Il punto non è la loro natura, ma la capacità di valutarli, misurarli e proteggerli. Un trade secret è un dato strategico che genera impatto economico. La sua protezione non è solo un adempimento normativo, è una scelta di sopravvivenza aziendale.
Nella logica della Cybermetrica, i trade secrets attraversano tutte e sei le dimensioni del metodo. Nella dimensione dei dati si individuano quali informazioni hanno valore e perché. Nella dimensione etica si stabilisce chi può accedervi e quali limiti devono essere imposti. È un tema di responsabilità, non solo di riservatezza. Nella dimensione del contesto si valutano i rischi competitivi: chi sono i concorrenti, quanto velocemente possono replicare una tecnologia, quali minacce possono arrivare dall’interno attraverso turnover e consulenze esterne. Nella dimensione dell’impatto si valuta cosa accade se un segreto viene sottratto o divulgato, perché la perdita di un algoritmo o di un processo interno può essere più dannosa di un data breach classico.
La parte più innovativa riguarda la metrica. I trade secrets, essendo informazioni non registrate e non protette da brevetti, sembrano per natura difficili da misurare.
La Cybermetrica invece chiede di quantificare ogni rischio. Occorre valutare probabilità di fuga, esposizione, ruolo dei dipendenti chiave, qualità delle misure di controllo, vulnerabilità interne. È una misurazione che permette di trasformare una minaccia astratta in un rischio concreto. E solo ciò che è misurato può essere gestito.
Infine, l’azione. I trade secrets non si proteggono con un documento, ma con un sistema. Serve un controllo degli accessi, una gestione strutturata dei dispositivi, procedure chiare per l’uscita del personale, accordi di riservatezza, audit periodici, cifrature mirate, politiche interne che definiscono cosa è segreto e cosa non lo è.
La protezione del dato strategico richiede una disciplina continua e una cultura aziendale orientata alla prevenzione.
Collegare i trade secrets alla Cybermetrica significa affermare una verità semplice ma spesso dimenticata: un’azienda è forte solo quanto è forte la sua capacità di proteggere ciò che sa. Non solo i dati dei clienti, ma anche i propri. Non solo ciò che deve essere protetto per legge, ma ciò che deve essere custodito per vivere. In un’economia sempre più basata su modelli di intelligenza artificiale, su processi proprietari e su algoritmi predittivi, il segreto commerciale non è un tema giuridico. È un tema di strategia.
E la Cybermetrica diventa il metodo con cui un’impresa può decidere cosa vale davvero, quanto vale e come difenderlo.
lunedì 19 gennaio 2026
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