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DirItto all'oblio, si passa ai fatti: sanzione di 600.000 euro a Google


lunedì 3 agosto 2020
Dott.ssa Silvia Matteucci



 

L'Autorità belga per la protezione dei dati ha deciso di sanzionare Google per 600.000 euro per il mancato rispetto del diritto all'oblio di un cittadino belga.
Il cittadino in questione, con rilevanti ruoli pubblici, aveva richiesto a Big G la rimozione di una serie di risultati di ricerca che lo roguardavano: in dettaglio alcune notizie riferite a denunce per molestie (affermazioni non dimostrate) che, nei risultati del motore di ricerca, comparivano correlate al suo nome. La rimozione era stata quindi richiesta per salvaguardare la reputazione e perchè le informazioni erano obsolete, risalendo ad oltre 10 anni fa.

Google si è però rifiutata di procedere alla cancellazione dei dati, ritenendo infondato il reclamo poichè presentato contro Google Belgio, mentre il reale responsabile trattamento dei dati sarebbe Google LLC: la sede di riferimento non sarebbe quindi la filiale belga di Google, ma quella californiana.

Il cittadino belga, incassato il rifiuto di Google, ha quindi presentato richiesta direttamente al Garante belga, il quale che ha dichiarato irricevibile la tesi di Google. Il punto, spiega l'Autorità belga, è che le attività di Google Belgio e Google LLC sono necessariamente e indissolubilmente collegate tra loro, quindi la controllata belga può essere ritenuta responsabile ed essere chiamata a rispondere dell'utilizzo di tali dati. 

E' una decisione molto importante questa, poichè, a maggior ragione dopo l'invalidazione del Privacy Shield, è difficile per le autorità europee far rispettare il GDPR nelle sedi controllate europee e sanzionare legittimamente società con sede negli USA. E' inoltre, questa, la più alta sanzione mai comminata dall'Autorità garante del Belgio.

Da parte sua Google ha ribattuto spiegando che "non credevamo che questo caso rientrasse nei criteri della Corte di Giustizia Europea per l'eliminazione di notizie nei risultati di ricerca: credevamo fosse nel pubblico interesse che queste ricerche rimanessero disponibili". Ritenendo di aver fatto il possibile per trovare "un equilibrio ragionevole tra i diritti di accesso alle informazioni e privacy", Google ha già annunciato di voler presentare ricorso contro la decisione.




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