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mercoledì 15 luglio 2026
Rubrica giornaliera Pillole di Privacy. Risponde Alessandro Papini

Inviare dati sanitari via email comporta rischi elevati in termini di sicurezza e privacy. La natura sensibile di queste informazioni richiede che siano messi in atto protocolli di sicurezza per prevenire accessi non autorizzati. È cruciale utilizzare e-mail cifrate e seguire le best practice di autenticazione. Il Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati (GDPR) impone obblighi specifici per il trattamento di categorie particolari di dati, tra cui la salute. Non basta garantire la sicurezza della trasmissione; ci si deve assicurare che anche i server utilizzati per l'archiviazione siano conformi agli standard di protezione.
Per gestire i dati sanitari in modo sicuro via email, è fondamentale implementare un sistema di audit efficace, formare personale e stabilire protocolli chiari. Utilizzare strumenti di pseudonimizzazione e cifratura dei dati contribuisce a ridurre il rischio in caso di violazione. Stabilire una policy chiara su chi può inviare e ricevere queste comunicazioni è altrettanto importante.
Il GDPR, in particolare gli articoli 9 e 32, regola strettamente il trattamento di dati sanitari, trattandoli come categorie particolari di dati. L'articolo 9 vieta il trattamento di tali dati a meno che non si applichino specifiche condizioni, come il consenso esplicito dell'interessato o la salvaguardia di interessi vitali. L'articolo 32, d'altra parte, impone misure di sicurezza adeguate per proteggere i dati da accessi non autorizzati e garantire la riservatezza. Rimanere conformi a questi requisiti non è solo una questione legale, ma è anche cruciale per mantenere la fiducia dei pazienti.
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