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martedì 31 marzo 2026
di Alessandro Papini - Presidente AIP

Quando pensiamo a una violazione dei dati, l'immagine più comune è quella della notifica formale inviata dal titolare del trattamento. Ciononostante, la realtà è spesso più subdola. Prima ancora che un'azienda si accorga di una falla, i dati esfiltrati sono già stati catalogati, prezzati e messi in vendita nel mercato sommerso del dark web.
Questo fenomeno, noto come esfiltrazione silenziosa, rappresenta una delle sfide più complesse per DPO e consulenti. Non si tratta più solo di gestire le conseguenze di un attacco, ma di anticiparlo. A tal riguardo, è fondamentale comprendere che sul dark web non circolano solo database rubati in blocco, ma anche accessi a sistemi, credenziali di dipendenti, segreti industriali e dati sanitari venduti singolarmente, rendendo il tracciamento ancora più difficile.
L'approccio reattivo, incentrato esclusivamente sulla gestione post-incidente, non è più sufficiente. La protezione dei dati oggi richiede una vigilanza costante e proattiva, che includa la sorveglianza delle infrastrutture digitali esterne all'azienda. Conseguentemente, il ruolo del professionista della privacy si evolve, diventando un vero e proprio stratega della sicurezza informativa.
Per implementare una difesa efficace, è cruciale adottare un framework che integri diverse misure preventive:
Immaginiamo che un dipendente utilizzi la stessa password aziendale per un servizio online esterno, il quale subisce una violazione. Le sue credenziali finiscono in vendita su un forum nel dark web. Un attaccante le acquista e tenta di usarle per accedere ai sistemi aziendali. Un servizio di monitoraggio proattivo avrebbe potuto allertare il DPO non appena le credenziali sono apparse online, permettendo un reset immediato della password e prevenendo l'accesso non autorizzato.
In definitiva, l'esfiltrazione silenziosa sposta l'asticella della data protection. Non basta più costruire muri; è necessario avere delle sentinelle che pattugliano il perimetro esterno. Per i professionisti del settore, questo significa acquisire nuove competenze e strumenti. L'Accademia Italiana Privacy (AIP) si pone come hub per questa evoluzione, facilitando il confronto e la crescita su temi all'avanguardia come questo.
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