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martedì 24 marzo 2026
di Alessandro Papini - Presidente AIP

Parliamoci chiaro tra professionisti: il banner di consenso sui social media, anche quando formalmente impeccabile, rappresenta sempre più una finzione giuridica. Gli utenti, bombardati da notifiche e opzioni, cliccano su "Accetta tutto" per accedere al servizio, senza una reale comprensione della profilazione opaca che ne deriva. Ciononostante, ci si aspetta che il DPO garantisca la compliance.
Il vero problema non è tanto la granularità delle scelte, quanto l'asimmetria informativa. La base giuridica del consenso informato vacilla quando l'interessato non può realisticamente prevedere come i suoi dati – dalle interazioni più banali ai metadati di connessione – verranno aggregati e utilizzati per scopi di marketing comportamentale sempre più sofisticati.
Il modello "Pay or Okay" introdotto da Meta in Europa è l'esempio pratico che tutti noi stiamo affrontando. La scelta tra pagare un abbonamento o accettare la profilazione pubblicitaria mette in crisi il requisito del consenso liberamente prestato, come sancito dall'Art. 7 del GDPR. L'EDPB, con la sua recente opinione 08/2024, ha gettato un'ulteriore ombra su questa pratica, evidenziando il rischio di detrimento per l'utente che non accetta.
Conseguentemente, la questione non riguarda solo Meta. Qualsiasi organizzazione che utilizza i social media per il marketing, tramite pixel di tracciamento o custom audience, è indirettamente coinvolta. Se la base giuridica del consenso raccolto dalla piattaforma viene meno, l'intera catena di trattamento dati diventa a rischio. Per un consulente, questo significa dover riconsiderare le strategie proposte ai clienti.
A tal riguardo, come professionisti riuniti nell'Accademia Italiana Privacy, dobbiamo andare oltre la semplice verifica formale. La nostra analisi deve essere sostanziale e proattiva. Ecco alcuni spunti operativi su cui confrontarci:
Il nostro ruolo, in questo scenario in continua evoluzione, è quello di essere navigatori esperti in un mare digitale turbolento. La discussione in seno all'AIP è aperta, perché solo attraverso il confronto costante tra pari possiamo sviluppare le competenze necessarie per affrontare queste sfide con la dovuta preparazione.
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