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DATAFICATION: la nostra esistenza in dati


giovedì 25 luglio 2019
di Avv. Gianni Dell'Aiuto





Usiamo il termine inglese che per primo ha definito questo nuovo confine dell’era digitale, in quanto quello usato in alcuni scritti in italiano, “datification”, non è probabilmente la più felice delle traduzioni. La datafication è un trend, ormai irreversibile, che tende a trasformare molti aspetti, pian piano tutti, della nostra esistenza quotidiana in dati; dati che dopo vengono inseriti in enormi database, per poi trarne informazioni che, ovviamente, si vorrebbero destinare ad uso principalmente commerciale, ma anche per ragioni di sicurezza e altri scopi, talvolta anche non propriamente leciti.

  • Dati & mercato

Non parliamo solo dei nostri dati identificativi personali, il nome, il telefono, gli account mail che, comunque, restano la base di un sistema che è comunemente definito Data Science, la scienza dei dati che non sono ormai più fini a loro stessi, in quanto non possono non essere processati, analizzati, valutati, magari mediante algoritmi, per poter giungere a risultati e conclusioni che possano avere usi pratici. Teniamo quindi in considerazione anche, ad esempio, i like su Facebook, le parole usate su Twitter, le storie che seguiamo su Instagram, gli acquisti eseguiti tramite il nostro computer, lo smartphone e le App che abbiamo scaricato e vengono più spesso utilizzate.

Come spiegare, altrimenti, la “strana” circostanza che dopo aver richiesto, ad esempio, un preventivo per un viaggio a Parigi iniziamo a ricevere consigli su alberghi, ristoranti, parcheggi e luoghi da visitare nelle vicinanze? Anche se non lo vogliamo ammettere, e ne possiamo essere onestamente infastiditi, si tratta in ultima analisi di un qualcosa che si ritorce a nostro favore dopo che abbiamo manifestato un interesse. Ma, più di ogni altra cosa, è la chiave di volta dell’economia dell’era digitale: i dati personali sono l’oro e il petrolio insieme di quest’epoca e una loro analisi mirata è il motore che fa girare il mercato e, probabilmente, la parte più importante dell’economia.

Non è difficile da capire sia nel funzionamento, sia negli scopi che si vogliono perseguire: la scienza dei dati è stata definita già nel 1998, oltre venti anni fa, prima di Facebook, un "concetto per unificare statistiche, analisi dei dati, apprendimento automatico e relativi metodi" al fine di "comprendere e analizzare i fenomeni reali" proprio mediante i dati. Quelli diretti e quelli che si riesce a ricavare dai primi. È una materia interdisciplinare che richiede l’uso di nozioni che vengono dalla matematica, dalla statistica, dall’informatica e da tutte le scienze della comunicazione e, non ultima la psicologia. È intuitivo come sia la scienza che, più di ogni altra, potrà essere la chiave di lettura dei mercati futuri. Non a caso nel 2015, l'American Statistical Association ha identificato la gestione di database, le statistiche e l'apprendimento automatico e i sistemi distribuiti e paralleli come le tre comunità professionali emergenti. Il potenziale economico e di crescita è immenso.

  • Dati, sicurezza & Privacy

In tutto ciò ci si è resi conto di come non si possano lasciare dati che circolano fin troppo liberamente nella rete alla mercé di chiunque, senza alcun limite o criterio di controllo. Non solo il caso di Cambridge Analytica che ha toccato Facebook in tempi recenti, ma anche tutte le possibili forme di utilizzo improprio dei dati personali hanno fatto riflettere sulla necessità di un sistema di protezione dei dati con l’imposizione di ben precisi obblighi a carico di chi, di questi dati, ne sia il custode. Non limitiamoci a pensare al numero spropositato di telefonate indesiderate che riceviamo o alla pubblicità che giunge alle nostre mail: immaginiamo come una circolazione non controllata dei dati potrebbe influenzare la domanda e l’offerta sui mercati finanziari e nel mondo del lavoro.

Da questa situazione oggettiva ed in costante evoluzione, discende l’attenzione dei legislatori alla tutela del dato personale; non è certo un caso se il GDPR, nel suo primo considerata, fa riferimento all'articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e all'articolo 16 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, dove viene stabilito che ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano. Da qui i doveri imposti su tutti coloro che sono i Titolari del Trattamento ed i diritti degli Interessati che, adesso, trovano precise forme di tutela.

Alle varie discipline che vanno a comporre la Data Science ecco che, adesso, si aggiunge anche il Diritto, che non potrà essere bypassato dagli operatori che, nella loro continua caccia all’oro contenuto nei data Base, dovranno fare attenzione anche agli stringenti limiti normativi adesso introdotti. Più attenzione quindi per chiunque tratti dati, specialmente per i cosiddetti giganti del web nei confronti dei quali, ricordiamolo, non è scattata una guerra a causa della loro posizione dominante, bensì verso gli abusi che da detta posizione possono derivare.




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